giovedì 28 agosto 2025

Civicness: Summit G7 a Toronto: focus su AI e sicurezza globale

 

 

🌐 Summit G7 a Toronto: focus su AI e sicurezza globale

Dall’8 maggio è in corso a Toronto il Summit del G7, appuntamento cruciale per delineare le nuove priorità globali in un mondo sempre più instabile. L’edizione 2025 si distingue per un’attenzione particolare a due sfide decisive: l’intelligenza artificiale e la sicurezza globale. I leader mondiali stanno valutando la creazione di un Patto globale per l’uso responsabile dell’AI, tra timori etici e opportunità strategiche.

🤖 Intelligenza artificiale: regolare senza frenare

Le discussioni sul fronte tecnologico puntano a garantire un equilibrio tra innovazione e controllo. La proposta di un patto internazionale mira a prevenire usi distorti dell’AI: sorveglianza di massa, deepfake, decisioni automatizzate non trasparenti. Il Canada, Paese ospitante, si è fatto promotore di una governance multilaterale che includa aziende, ricercatori e società civile.

🛡️ Sicurezza informatica e minacce ibride

Altro nodo cruciale è la cybersicurezza. Si discute di infrastrutture critiche, attacchi ransomware e tutela delle democrazie. La crescente integrazione tra AI e sicurezza impone nuovi standard di protezione e cooperazione. Gli Stati Uniti e il Giappone spingono per la creazione di un centro di allerta condiviso tra le intelligence dei Paesi G7.

🇺🇦 Sostegno all’Ucraina: tra aiuti e deterrenza

Il conflitto in Ucraina resta al centro delle preoccupazioni. Oltre agli aiuti militari ed economici, i leader hanno discusso di AI applicata alla difesa e alla diplomazia predittiva. L’obiettivo è rafforzare la deterrenza e impedire l’uso dell’intelligenza artificiale per destabilizzare scenari geopolitici.

📌 Perché questo G7 è decisivo?

  • 🧠 Per fissare regole etiche sull’uso dell’intelligenza artificiale
  • 🛰️ Per rafforzare la sicurezza informatica su scala globale
  • 🌍 Per rilanciare la cooperazione tra democrazie avanzate
  • ⚖️ Per evitare una nuova corsa agli armamenti tecnologici
  • 🤖 Per costruire un futuro dove l’AI sia alleata dell’umanità

🔎 Prospettive globali

Il Summit G7 a Toronto è molto più di un incontro diplomatico: è una bussola per il futuro.

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Civicness: Referendum sull'autonomia differenziata: si parte?

 

🗳️ Referendum sull’autonomia differenziata: si parte?

Dopo l’approvazione della legge sull’autonomia differenziata, le opposizioni – in primis PD e M5S – hanno avviato la raccolta firme per chiedere un referendum abrogativo. L’obiettivo è fermare un modello che, secondo i promotori del referendum, rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali.

Intanto si attende il verdetto della Corte Costituzionale, che dovrà valutare l’ammissibilità del quesito referendario. Un’estate calda per la politica italiana.

⚖️ Cosa prevede la legge sull’autonomia?

Il provvedimento consente alle Regioni di richiedere la gestione diretta di funzioni oggi in capo allo Stato: sanità, istruzione, trasporti, ambiente. Una riforma voluta dalla Lega, che sostiene l’idea di un’Italia “più efficiente” ma che secondo i critici rischia di creare cittadini di serie A e serie B.

🤝 Tavoli tecnici Governo-Regioni

In parallelo, il Governo ha avviato i primi tavoli tecnici con le Regioni per definire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), vero nodo cruciale per l’attuazione concreta della riforma.
Il rischio? Che i territori più forti accelerino, lasciando indietro quelli più deboli.

🗳️ I tempi del referendum

Se la Corte darà il via libera al quesito, il voto potrebbe tenersi tra la primavera e l’autunno 2025. I promotori dovranno raccogliere 500.000 firme entro settembre.
L’opposizione punta a fare del referendum una grande battaglia nazionale per la coesione territoriale.

📌 I punti chiave del dibattito

  • 🏥 Gestione differenziata della sanità
  • 🏫 Regionalizzazione dell’istruzione
  • 📊 Disparità nei servizi tra Nord e Sud
  • ⚖️ Equilibrio tra autonomia e unità nazionale
  • 📅 Legittimità e tempistiche del referendum

🔍 Quali scenari all’orizzonte?

Il confronto sull’autonomia sarà uno dei temi centrali dell’autunno politico.

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Civicness: Terziario – L’automazione dietro il sorriso

 

🤖 Terziario – L’automazione dietro il sorriso

Dallo sportello bancario alla segreteria medica, molte mansioni ripetitive del settore terziario stanno rapidamente scomparendo. Al loro posto: chatbot, assistenti virtuali, software gestionali e AI conversazionali sempre più sofisticate. Ma il lavoro di relazione – spesso femminile – può davvero essere automatizzato senza perdite sociali?

💬 Il valore della relazione

Il contatto umano, il problem solving empatico, la mediazione nei conflitti e l’ascolto attivo non sono meri processi meccanici. Sono competenze relazionali che costituiscono una economia invisibile e insostituibile. Il punto non è se l’AI possa svolgere queste funzioni. Il punto è se vogliamo che lo faccia.

🔍 Esempi di automazione nel terziario

  • 🏦 Sportelli bancari sostituiti da app e assistenza automatizzata
  • 🏥 Reception e prenotazioni mediche gestite da bot
  • 🎓 Chat intelligenti per orientamento scolastico e universitario
  • ✈️ Servizi clienti e call center operati da intelligenze artificiali

⚠️ Il dilemma etico e civile

Una società civile matura deve interrogarsi su cosa voglia dire “servizio” nel XXI secolo. L’efficienza non è l’unico valore in gioco: esistono la cura, l’attenzione, la dignità del lavoratore e del cittadino. La domanda è: che tipo di mondo vogliamo costruire?

📌 Proposte per una transizione giusta

  • 📚 Investire nella formazione umanistica per i lavoratori relazionali
  • 👩‍⚕️ Valorizzare il lavoro di cura e assistenza anche fuori dal contesto sanitario
  • ⚖️ Introdurre diritti digitali e tutele per chi interagisce con AI
  • 🌱 Promuovere servizi ibridi: umani e algoritmici insieme

🌍 Scenari a confronto

  • 🇯🇵 Giappone: uso di robot nei servizi ma sempre con supervisione umana
  • 🇸🇪 Svezia: chatbot pubblici affiancati da assistenti umani su richiesta
  • 🇧🇷 Brasile: co-working tra AI e impiegati nei servizi sociali digitali

🔗 Approfondimenti consigliati

🧩 Conclusione

Un assistente virtuale può rispondere rapidamente. Ma sa comprendere il silenzio di chi ha bisogno?
L’innovazione nel terziario non deve cancellare il volto umano del servizio, ma reinventarlo con intelligenza, etica e partecipazione.



Civicness: Finanza – Quando l’algoritmo specula


📉 Finanza – Quando l’algoritmo specula

L’intelligenza artificiale è già protagonista nei mercati finanziari globali. Trading bot ad altissima frequenza gestiscono miliardi in tempo reale, elaborando strategie che nessun umano potrebbe concepire così velocemente. Ma se è l’algoritmo a decidere dove vanno i capitali, chi ne orienta gli obiettivi? La finanza diventa autoreferenziale, scollegata dall’economia reale, e priva di responsabilità sociale.

🤖 Il potere del codice

  • 📈 Bot predittivi che analizzano milioni di dati per anticipare i trend
  • 💹 Sistemi che acquistano e vendono asset in millisecondi
  • 🌐 Piattaforme di investimento automatizzate e democratizzate (ma non trasparenti)
  • ⏱️ Decisioni iper-veloci che influenzano economie intere

⚖️ Questione etica e impatto reale

Quali criteri guida ha un’AI che investe? Cerca solo il massimo rendimento, o tiene conto di impatti ambientali, sociali e politici? Senza supervisione pubblica, la finanza automatizzata può accentuare disuguaglianze, alimentare bolle speculative e ignorare il bene comune.

📌 Rischi sistemici e sfide civiche

  • 🧠 Mercati autoregolati da AI rischiano di diventare instabili e opachi
  • 🌍 Mancanza di accountability: chi risponde se qualcosa va storto?
  • 🧭 Assenza di criteri etici e responsabilità ambientale
  • 🏛️ Necessità di governance pubblica e trasparenza algoritmica

🌐 Casi e realtà operative

  • 🇺🇸 Wall Street: oltre il 70% delle transazioni gestite da AI
  • 🇨🇳 Fondi cinesi basati su machine learning e riconoscimento emozionale
  • 🌱 ESG scores automatizzati... ma manipolabili
  • 📉 Crolli istantanei innescati da bot senza controllo (flash crash)

🔗 Approfondimenti consigliati

🧩 Conclusione

L’algoritmo sa dove investire. Ma non sa perché, né per chi.

Per evitare che la finanza diventi solo gioco autoreferenziale, serve una cultura economica pubblica che riporti il denaro al servizio della società, e una governance che sappia guidare, non solo osservare.



Civicness: Formazione – Imparare con (non da) l’AI

 


🎓 Formazione – Imparare con (non da) l’AI

L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel mondo dell’istruzione sta rivoluzionando il concetto stesso di apprendimento. Non si tratta solo di piattaforme che correggono i compiti o generano contenuti: l’AI sta diventando un tutor personalizzato, capace di adattare i percorsi didattici al singolo studente.

Ma quali sono i rischi? L’omologazione del pensiero, l’illusione dell’onniscienza digitale, la delega cognitiva. La sfida civica sarà insegnare con l’AI, non attraverso l’AI.

Ciò implica formare docenti alla supervisione critica dei contenuti, educare alla complessità e garantire l’accesso equo a queste tecnologie. L’AI può amplificare il sapere, ma non può sostituire l’educazione al dubbio, al contesto, all’umanità.

🧠 I vantaggi dell’AI in aula

  • 📚 Lezioni adattive e personalizzate per ogni studente
  • 🗣️ Traduzione automatica e supporto linguistico in tempo reale
  • 🎮 Apprendimento interattivo attraverso simulazioni e realtà aumentata
  • ⏱️ Ottimizzazione dei tempi per docenti e tutor

⚠️ Le criticità da affrontare

  • 🧩 Rischio di appiattimento del pensiero critico
  • 🔒 Privacy degli studenti e uso dei dati
  • ⚖️ Disuguaglianza nell’accesso alle tecnologie
  • 🧑‍🏫 Ruolo del docente ridotto a mero facilitatore passivo

🌐 Una nuova alfabetizzazione civica

Per governare (e non subire) questa trasformazione, serve una cultura digitale diffusa. Insegnare cosa sia un algoritmo, come funziona una rete neurale, e soprattutto quando non fidarsi dell’AI.

La scuola non deve rincorrere la tecnologia, ma guidarla. Per farlo occorre una formazione continua dei docenti e l’inserimento dell’AI nei curricula scolastici come oggetto di studio, non solo come strumento.

🔗 Approfondimenti consigliati

🧩 Conclusione

L’AI può essere una guida straordinaria, ma serve un pensiero umano che sappia porre domande, costruire senso e coltivare libertà.

Non impariamo da una macchina. Impariamo con essa. A patto di restare pienamente umani.



Civicness: Una nuova politica della cura


🌱 Una nuova politica della cura

La politica del futuro dovrà smettere di essere soltanto gestione amministrativa o calcolo economico. Dovrà diventare cura del mondo, intesa come capacità di ascolto, attenzione alle fragilità e responsabilità verso le generazioni future.

La pandemia ci ha mostrato con chiarezza che le vecchie categorie del potere non bastano più: servono etica della prossimità, solidarietà quotidiana, empatia istituzionale. La vera innovazione politica non sarà tecnologica, ma relazionale.

Curare significa farsi carico delle ferite ambientali, delle disuguaglianze sociali, delle solitudini individuali. Significa scegliere di rallentare per comprendere meglio, rinunciare al profitto immediato per costruire coesione duratura.

💡 Cosa significa curare in politica?

  • 🧭 Decentrare le decisioni e valorizzare i territori
  • 🤝 Ascoltare le comunità e co-progettare con chi vive i problemi
  • 🏘️ Investire nella sanità di prossimità, nell’educazione diffusa, nell’accesso equo ai servizi
  • 🌍 Rimettere al centro il legame fra uomo e ambiente

🔍 La lentezza come risorsa democratica

  • ⏳ In un mondo che corre, la lentezza politica è spesso vista come inefficienza. Ma è anche tempo di ascolto e riflessione.
  • 🧠 Una politica che cura deve saper comprendere prima di agire: non tutto si risolve con una riforma o un bonus.
  • 🔧 Le soluzioni durature nascono dai piccoli gesti reiterati, non dalle grandi promesse elettorali.

🌿 Dove inizia una politica della cura?

Inizia nei margini: nei piccoli comuni, nelle periferie urbane, nei servizi essenziali. Inizia quando un amministratore si ferma ad ascoltare un cittadino senza agenda. Quando un consiglio comunale discute di panchine, verde pubblico, accessibilità con la stessa serietà riservata ai bilanci.

La cura genera cultura. E la cultura della cura può diventare la nuova grammatica della democrazia.

📚 Per approfondire

🌍 Conclusione

Non sarà progresso se non sapremo riparare ciò che abbiamo rotto. Non sarà democrazia se non sapremo ascoltare chi non ha voce.

Curare il mondo significa riscrivere la politica con le parole dell’umanità.



Civicness: Intelligenza artificiale e intelligenza politica


🧠 Intelligenza artificiale e intelligenza politica

L’AI cambierà tutto, anche la politica. Ma sarà un cambiamento cieco o guidato? Oggi usiamo già algoritmi per l’analisi del voto, le decisioni amministrative, la gestione delle emergenze.

Il rischio è che la politica smetta di pensare: che si affidi a modelli predittivi senza più esercitare spirito critico. Serve allora una intelligenza politica all’altezza della tecnologia che stiamo costruendo: capace di domandare, riflettere, immaginare.

Il futuro non è scritto dai dati, ma dalla nostra capacità di interpretarli eticamente. L’AI può essere alleata della democrazia, ma solo se ci saranno vigilanza pubblica, trasparenza e giustizia nei criteri con cui “pensano” le macchine.

💡 Cosa significa pensare politicamente l’AI?

  • ⚖️ Domandarsi chi costruisce gli algoritmi e con quali scopi
  • 🔍 Pretendere trasparenza nei processi decisionali automatizzati
  • 🗣️ Garantire dibattito pubblico sui criteri di valutazione dei modelli
  • 👁️ Riconoscere i bias e correggere le disuguaglianze digitali

🔧 Una politica dell’algoritmo etico

  • 📊 I dati non sono neutri: riflettono la società, con le sue ingiustizie.
  • 🧮 I modelli predittivi possono rafforzare stereotipi, se non monitorati.
  • 🧠 Un’intelligenza politica matura non delega, ma guida e controlla l’AI.
  • 🌐 Servono istituzioni capaci di governare la tecnologia con lungimiranza.

🌍 Dove nasce l’intelligenza politica?

Nasce nei luoghi in cui si discute collettivamente del futuro: nei parlamenti, nei consigli comunali, nelle scuole e nei media. Nasce quando ci si chiede non solo cosa possiamo fare con la tecnologia, ma soprattutto cosa vogliamo diventare.

La politica deve riappropriarsi della sua funzione più alta: dare senso alle scelte.

📚 Per approfondire

🤖 Conclusione

Non è l’intelligenza delle macchine che deve preoccuparci, ma la mancanza di intelligenza politica nell’uso che ne facciamo.

La democrazia del futuro dipenderà da quanto sapremo governare l’algoritmo… senza esserne governati.



martedì 19 agosto 2025

I FURBETTI DELL'EQUOSOLIDALE

I FURBETTI DELL'EQUOSOLIDALE

 


 https://youtu.be/hpcPyzVJXCQ



cari amici Un saluto da Nat Russo parliamo di cibo quando si tratta di cibo noi italiani ci informiamo su ciò che Stiamo comprando leggiamo le etichette e riconosciamo il grado di genuinità di un prodotto siamo piuttosto attenti C'è chi preferisce il cibo stagionale oppure biologico e c'è chi va oltre scegliendo anche un cibo equo e solidale cosiddetto convinto che le nostre abitudini di consumo non debbano essere legate ad alcun tipo di sfruttamento ma è una cosa buona questa ma in realtà la formula eo e solidale
Che cos'è e i prodotti e sono davvero etici molti dei prodotti che consumiamo quotidianamente provengono dal cosiddetto Sud del mondo banane caffè cacao zucchero di canna farine di vario tipo e così via le aziende multinazionali hanno Compreso i vantaggi di rifornirsi da questi paesi sfruttando le risorse localmente disponibili la distribuzione stabilisce modalità di vendita prezzo produttore prezzo al consumo e ovviamente nella differenza sta il guadagno tra prezzo al produttore e prezzo al consumo nel sistema e
solidale una filiera più corta mette in contatto diretto Il produttore con le botteghe di vendita la differenza tra prezzo pagato alla produzione prezzo pagato al consumo è più contenuta Tuttavia i prodotti del sistema eo e solidale costano di più rispetto a quelli del supermercato perché si vuole creare sviluppo sociale nella nelle cooperative di produzione ora poiché il senso di colpa del consumatore ricco nei confronti di chi sta peggio grazie ad una martellante campagna pubblicitaria e sempre tenuta desto i prodotti Equi e solidali hanno
ottenuto un certo successo Tanto è vero che molte aziende vedi per esempio la Cop fiutando un potenziale business hanno creato delle linee di prodotti definite Equi e solidali il mondo della bontà ha alzato un grido di protesta e ha detto Eh no ci avevamo pensato noi e ha rilanciato per essere Equi e solidali sulle confezioni deve esserci il nostro marchio il marchio di certificazione Fire Trade e vedremo Che cos'è per oggi Un saluto









La griffe dell'equosolidale

La griffe dell'equosolidale

https://youtu.be/1ufioGDziX4

L'equo e solidale per essere riconosciuto tale deve avere il marchio Fair Trade come va questo marchio ma fino a un tempo poco tempo fa andava bene un giro d'affari di circa 6 miliardi di dollari un tasso di crescita sostenuto il 27% annuo oltre 1. 150.000 contadini dei paesi più poveri strappa alla miseria pensate alle piantagioni del Nicaragua e del Burkina Faso È qui che la rivoluzione dell'ec solidale prometteva di riequilibrare la bilancia del Commercio dalla parte dei contadini sottopagati Ma allora perché si sono
messi a litigare come i vecchi capitalisti di una volta questi dell'equo solidale fairtrade usa è USC da Fair Trade International che è come dire una grossa amputazione con un giro d'affari di due miliardi di dollari gli americani costituivano 1 terzo di quel mercato per l'organizzazione è un colpo che rischia di essere fatale Fair Trade usa adesso etichetta i prodotti Equi col proprio Marco il presidente Paul Rise non vuole più restare in un movimento piccolo e puro ma vuole il commercio eo per tutti la scissione americana è stata la prima
scossa del terremoto Infatti anche in Fair Trade International c'è Come dire Maretta da una parte uno dei due fondatori del Movimento Nico rozen spinge per l'apertura al mercato e il convol sempre maggiore delle multinazionali dall'altra il cofondatore Franz van der off sostiene che così facendo si tradisce il movimento se si dà l'etichetta di fairtrade anche alle grandi piantagioni che accettano di sottostare alle regole del fair Trade Si si costringono i padroni ad applicare le regole ai coltivatori delle grandi
piantagioni che sono i veri ultimi del mondo ma se si abbassa la soglia degli ingredienti necessari per eticare un prodotto equo dal 20 al 10% il meccanismo permette di far entrare nel mercato dei colossi veri e propri come Starbucks Green Mountain Walmart Coop e Conad Ovviamente se entrano loro le bottegucce delle Nazioni ricche dal sapore ipp Old Fashion hanno i giorni contati qualche poveretto da noi bene o male ci campava male ma ci campava qualche politico poi ci faceva persino una cresta elettorale sopra qualche
acquirente si illudeva persino di fare del bene mangiando più cioccolato e bevendo più caffè e adesso contraddizioni della bontà

MA COSA HAI MESSO NEL CAFFE' EQUOSOLIDALE?

 

MA COSA HAI MESSO NEL CAFFE' EQUOSOLIDALE?

https://youtu.be/LyJkiQYNyPA



bene Parliamo ancora di equ solidade Provate a navigare su www.fir trade.org punuk sito dell'organizzazione leader del commercio e e solidale scoprirete che un economia diversa Non è solo possibile ma già c'è la galleria fotografica del sito seconda solo alla National Geographic mostra un'africa un Asia un Sud America come non le avevate mai viste colori smaglianti piantagioni modello volti sorridenti cortili Lindi casette colorate signore ins Sari che raccolgono foglioline di tè come fossero orchidee e contadini
felici Chissà perché emigrano Allora uno si chiede e se l'è chiesto anche il Financial Times sapete il giornale Vangelo quando attaccava Berlusconi ma caduto in disgrazia dopo Le inchieste sull' solidale e ha scoperto che l'ottimo caffè etico che ormai si vende anche nelle grandi catene multinazionali redente come McDonald's o Starbucks sa un tantino di bruciato il reporter al wetman l'ha assaggiato in Perù principale fornitore del caffè Fair Trade e ha scoperto che primo i lavoratori impiegati delle associazioni che aderiscono alla
fondazione sono pagati al di sotto del minimo legale secondo caffè di origine ignota viene contrabbandato per certificato e venduto come tale terzo una parte del caffè e terzo una parte del caffè equo e solidale cresce in aree protette come le foreste pluviali alla faccia dell'ambiente direbbe uno le immagini satellitari purtroppo non mentono Ma come cavolo avviene Allora il processo di certificazione usato da Fair Trade Naturalmente nessun certificatore può garantire che sarà comprato il 100% D produzione di una cooperativa quindi
non è possibile assicurare che ogni confezione soddisferà gli standard nessuno infat pretende questo ma perché allora vantarsi eticamente e chiamare ciò che si vende politicamente corretto lo stile pubblicitario del merchandising ricalcano né più né meno quello di qualsiasi prodotto Brand zucchero cioccolato banane miele riso fiori cosmetici birra vino palloni da calcio bananone di plastica al modico prezzo di $10 l'una tutto va bene tutto fa brodo sotto il marchio Eco e solidale un numero crescente di acquirenti
occidentali si sciacqua la coscienza e non si sente troppo in colpa di essere un biego consumatore affamatori poveracci già sull'orlo della miseria persino certi governi fanno a gara nel favorire imprese tanto virtuose con sgravi fiscali e agevolazioni assortite Eh beh certo l'umiliazione non basta bisogna aprire anche il portafoglio i prodotti Equi sono per ricchi Costano più dei loro omologhi scorretti la vulgata militante risponde che sono più onerosi all'origine perché non nascono da uno sfruttamento Ma se
all'origine costano addirittura meno e sfruttano lo stesso compresa la buona fede di chi acquista Allora si chiama con un nome solo come ha fatto il Financial Time truffa ad esempio quattro delle cinque piccole imprese certificate Fair Trade visitati dall'inviato del Financial time in Perù pagano i lavoratori AG giorn 10 Soul che sono circa $3 solo una di loro arriva a 12 per un orario non stop dalle 6 del mattino alle 16:30 del pomeriggio da dove la tariffa minima è di 11,20 sol da quando tutti vogliono il caffè etico Il sistema è impazzito e per
soddisfare la domanda si fa passare per etico caffè qualsiasi comprato Chissà dove da chissà chi ma Come dicevano a Napoli ma canun e fesso eh





L'equosolidale è una nuova forma di colonialismo?


L'equosolidale è una nuova forma di colonialismo ?

https://youtu.be/HfNehPSxy6E



Cari amici Un saluto da Nat Russo Oggi voglio fare con voi una riflessione sul commercio ecosolidale perché qualcheduno Sta incominciando a considerarlo una nuova forma di colonialismo Sì sì avete capito proprio bene chi lo fa fa Questo ragionamento se produco 15 tonnellate all'anno di zucchero che costa 100 e lo vendo con un margine di 10 per ogni pellata guadagnerò al massimo 150 se converto una coltivazione di barbabietola in canna da zucchero per arrivare alla stessa quantità di zucchero Ci devono lavorare cinque volte
tanto persone Allora se guadagnavo diciamo €20.000 l'anno il mio reddito calerebbe a €4000 l'anno poiché lo dovrò dividere con altri quattro persone cioè piomberà guanti nella miseria più nera viceversa convertendo una piantagione di zucchero di canna in barbabietole il reddito Quint tuper Inoltre mentre lo zucchero di canna viene trasportato spessissimo in forma liquida e poi lavorato altrove lo zucchero di barbabietola necessita di lavorazione industriale occorrono ingegneri chimici meccanici elettronici eccetera e insomma il primo passo se si
vuole veramente lo sviluppo dei Paesi poveri cioè il passaggio da produzioni a basso reddito verso produzioni ad alto reddito comprando le cose che producono oggi vuol dire che si mantengono questi Popoli nella miseria Perché una produzione a basso reddito produce solo miseria per esempio il Comes non non va come se sarebbe il commercio equosolidale non va compra microchips o software in Brasile ma compra caffè nemmeno il commercio equo di dare così com'è non va compra micr chis o software in Brasile ma poi compra
caffè nemmeno torrefatto e canna da zucchero due delle produzioni a più basso tasso di reddito del mondo si otterrà che sempre più gente Sarà impegnata in un settore economico senza riscatto Perché i pochi soldi che si guadagnano con tale produzione vanno divisi in troppi soggetti inoltre il valore aggiunto è basso se per un prodotto molto raffinato sono necessari 10 o 15 passaggi il risultato è una catena di distribuzione di trasporti di servizi che non solo ne alza il prezzo ma ne alza il reddito per produrre un
microprocessore si produce più PIL e quindi si sfama più gente rispetto a produrre un sasso dipinto i paesi che commerciano cose più raffinate e lavorate vedono salire la propria bilancia commerciale È questa la produzione che sfama più gente in un in un negozio del commercio equo e solidale c'è merce volutamente pochissimo lavorata viene ostentata la mancanza completa di lavorazione industriale quasi fosse un pregio come se il prodotto più primitivo fosse quello che maggiormente rispetta e arricchisce queste popolazioni ma non è
assolutamente vero se comprassimo lo zucchero di canna in Sacchi dovremmo almeno pagare un tizio che lo mette dentro i sacchi magari prima o poi lo farà con una macchina e qualcuno la dovrà manutenere è così che si produce sviluppo invece no uno zucchero esportato in forma liquida perché è più semplice ficcarlo dentro una nave di Cisterna è una follia pura se si iniziasse a lavorare quello zucchero nascerebbero gli operai i cui figli potrebbero studiare e così si alimenterebbe la cultura secondo cui il alto grezzo è migliore perché aiuta di
più i contadini che lo coltivano bene questo concetto è errato comprare vestiti di lana grezza non fa che condannare una parte del pianeta già poco produttiva a vivacchiare su acquisti che sanno più di elemosina che di vero Commercio se il commercio equosolidale volesse lo sviluppo dovrebbe iniziare a scegliere produzioni più redditizie o almeno a chiedere prodotti sempre più raffinati Ati E semilavorati per formare le prime figure professionali a reddito più alto ma se ci si ostina a preferire la scelta ideologica il prodotto meno
lavorato cioè non si farà altro che rinforzare la gabbia di miseria nella quale questi paesi vivono il commercio equo e solidale in questo senso è complice di un mercato che produce solo poveri uno status quo che produce miseria In altre parole si tratta consapevolmente ma probabilmente non consapevolmente di una nuova forma di neocolonialismo a presto