venerdì 6 febbraio 2026

Corso di politica internazionale: 4 MISSIONI DI PACE ITALIANE




https://youtu.be/40ZLrR_NdfU

cari amici che come me Volete conoscere meglio la politica internazionale italiana Un saluto da Nat Russo oggi vorrei parlare con voi delle missioni di pace italiane in atto Incominciamo con due missioni in cui l'Italia è impegnata per conto della Unione Europea E infatti si chiamano eutm La prima è Somalia La seconda è eutm Mali eutm è l'acronimo delle parole European Union training Mission in Somalia È in atto dal 2010 ed è tuttora operativa fa parte della strategia Europea per il Corno d'Africa l'Unione Europea in cooperazione con altri

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partner internazionali contribuisce allo sviluppo delle istituzioni preposte al settore della sicurezza in Somalia la missione ha consentito il miglioramento delle condizioni di sicurezza di vita a Mogadiscio in altre località del paese Grazie all'attività e all'addestramento delle forze di sicurezza somale presso il bantan training Camp che È collocato in Uganda dal 2013 fornisce anche consulenza a livello politico e strategico alle autorità somale nell'ambio delle istituzioni preposte al sicurezza a supporto e consulenza nel

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campo del Security Sector reform la seconda missione è quella invece in mali sempre in territorio africano in atto dal 2013 ehm serve per supportare l'addestramento e la riorganizzazione delle Forze Armate maliane al fine di contrastare i gruppi terroristici e Le Milizie irregolari operanti nel il paese africano la direzione militare è stata assegnata alla Francia e l'Italia partecipa con un nucleo di istruttori dell'esercito che sono impegnati nell'addestramento delle unità locali passiamo adesso ad addestrare il

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ruolo dell'Italia nell'ambito di una missione nato si tratta della missione Kossovo for joint Enterprise attiva dal 1999 stato costituito un quartier generale a Tirana Nel giugno del 2002 e alla kfor viene affidata la responsabilità dell'operazione in Albania destinata denominata Communication zone West ed è a Guida Italiana le autorità nato decisero di raggruppare tutte le nazioni condotte dalla NATO nell'area balcanica in un unico contesto operativo definito appunto joint Operation area e dal 2005 opera in questa maniera nei territori di

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scopi Tirana e Sarajevo nel 2006 veniva avviata la ristrutturazione dell'operazione e malgrado la cessione di responsabilità graduali e diminuzione di forze in teatro l'operazione joint Prince in in Kosovo attualmente partecipa ancora con 31 paesi di cui 23 appartenenti alla nato e con un impegno di forze di 5000 unità ora passiamo ad una missione ONU in libanon l'uni operazione Leonte dal nome del fiume le onte è attiva dal 2006 quando il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha previsto il potenziamento del contingente militare fino a 15.000

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uomini da schierare in Libano si tratta di uno schieramento nel territorio di banese a sud del fiume litani in tale contesto le unità su richiesta del governo libanese agiscono come forze cuscinetto tra i contendenti L'Italia ha lo scopo di contribuire all'incremento del pacchetto di forze a disposizione partecipa alla missione internazionale con il titolo appunto operazione Leonte e alla leadership del comando nel settore Ovest coniamo con due missioni in invece in cui unilaterali quindi in cui l'Italia è impegnata da sola la prima è quella in

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Libano definita mibil dal 2015 in atto si inquadra in un più ampio contesto di iniziative dell'international support Group for il Lebanon che in ambito ONU quindi diciamo che si tratta di una missione italiana ma in un ambito più generale coordinato dall'onu si propone di supportare il libana alla luce del conflitto Siriano perché è affetto da gravi disagi sociali ed economici con forti ripercussioni sulla situazione di stabilità ed di sicurezza in particolare Mina a caratterizzare catalizzare un robusto impegno della comunità internazionale a

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sostegno del paese i settori di intervento Sono principalmente tre supporto ai rifugiati supporto all'economia della nazione e alle forze armate la seconda operazione invece anche questa bilaterale in Iraq operazione prima partinica nell'ambito della più vasta inerente resolve ci troviamo in Iraq dal 2014 a seguito della espansione dell'auto di Islamic State of Iran of Levant cioè l'isil che una volta era l'isis in Iraq e in Siria gli Stati Uniti hanno dato via ad una coalition of willing finalizzata a fornire alle forze di

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sicurezza irachene il necessario supporto operativo per sconfiggere l'organizzazione terroristica rendere sicuri i confini ristabilire la sovranità dello Stato e formare Forze Armate di polizia in grado di garantire la sicurezza della nazione In particolare l'ambito più vasto della missione internazionale inerent resolve l'Italia è impegnata con l'operazione prima partica bene per le nostre operazioni missioni di pace e tutto Un saluto da nato Russo a presto


giovedì 5 febbraio 2026

Corso di politica internazionale: 3 I CONFLITTI NEL MONDO

https://youtu.be/-lxhs4kK88c

La riflessione che proponiamo delinea un panorama geopolitico frammentato e pericoloso, che segna il passaggio definitivo dalla "guerra fredda" o dalle guerre tra Stati sovrani a una anarchia conflittuale globale.

Il dato iniziale è impressionante: un aumento della violenza politica del 27% e il coinvolgimento di quasi 2 miliardi di persone. Questo ci dice che la guerra non è più un'eccezione localizzata, ma una condizione strutturale di gran parte del pianeta.

Ecco un'analisi approfondita dei punti chiave sollevati:

1. La Privatizzazione della Guerra

Uno degli aspetti più inquietanti citati è la proliferazione di attori non statali: milizie irregolari, mercenari (come il Gruppo Wagner), cartelli della droga e organizzazioni criminali.

  • L'Impunità: Questi gruppi operano spesso fuori dalle Convenzioni di Ginevra. Non rispondendo a un governo legittimo, rendono i crimini di guerra difficili da perseguire.

  • Il Profitto: La guerra è diventata un modello di business. In Messico, Colombia o nel Sahel, il conflitto non serve a vincere una battaglia politica, ma a controllare rotte commerciali, miniere o mercati illegali.

2. L'Effetto Domino dell'Ucraina

L'Ucraina non è solo un conflitto regionale, ma un catalizzatore globale:

  • Insicurezza Alimentare ed Energetica: Ha destabilizzato l'Africa (Sahel) e il Medio Oriente, regioni dipendenti dal grano ucraino e russo, creando il terreno fertile per nuove rivolte.

  • Vuoto di Potere: Poiché la Russia è concentrata sul fronte ucraino, ha perso il ruolo di "poliziotto" nel Caucaso (Nagorno-Karabakh) e in Asia Centrale, permettendo l'esplosione di vecchi rancori e l'avanzata di nuove influenze (Turchia e Cina).

3. La Crisi dei Modelli di Governo

Dall'Iran al Myanmar, passando per il Sudan, emerge un filo comune: la lotta tra autocrazia e aspirazioni democratiche.

  • In Iran, la rivolta per Mahsa Amini dimostra che i conflitti non sono solo territoriali, ma culturali e d'identità.

  • In Myanmar e Sudan, il fallimento delle transizioni democratiche mostra quanto sia difficile smantellare il potere militare una volta che si è radicato profondamente nell'economia del paese.

4. Il Fallimento della Diplomazia Internazionale

La riflessione evidenzia come le strutture create per mantenere la pace (ONU in primis) siano in una fase di stallo.

  • Elezioni fittizie o rinviate: In Somalia, Nigeria e Congo, il processo democratico è minato dalla violenza. Quando il voto non è più percepito come uno strumento di cambiamento, la popolazione e le fazioni ricorrono alle armi.

  • Interventi esterni inefficaci: Il fallimento delle truppe francesi nel Sahel e le difficoltà delle missioni ONU dimostrano che la sicurezza non può essere "esportata" senza una stabilità politica interna reale.

Sintesi della Situazione Globale

RegioneDinamica PrincipaleAttori Chiave
EuropaGuerra di logoramento e sovranitàRussia, Ucraina, NATO
Medio OrienteTensioni etniche e religioseCurdi, Turchia, Iran, Yemen
AfricaJihadismo e controllo risorseStato Islamico, Wagner, Milizie locali
America LatinaFrammentazione criminaleCartelli, Bande di Haiti, Guerriglia
AsiaResistenza alle dittatureGiunta Myanmar, Dissidenti locali

Riflessione Finale: La "pace" non è più semplicemente l'assenza di guerra tra due eserciti, ma la capacità di gestire una complessa rete di micro-conflitti interconnessi. La sfida del futuro non sarà solo firmare trattati, ma ricostruire il tessuto sociale e l'autorità legale in zone dove la violenza è diventata l'unica moneta di scambio.