mercoledì 18 febbraio 2026

Corso di politica internazionale: 16 La Cina alla conquista dell'Italia

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Nel quadro delle trasformazioni dell’economia globale degli ultimi due decenni, la crescente presenza della Repubblica Popolare Cinese nel sistema produttivo italiano costituisce un caso di studio emblematico delle nuove dinamiche di interdipendenza asimmetrica tra economie avanzate e potenze emergenti. Gli investimenti cinesi in Italia, articolati tra acquisizioni industriali, partecipazioni azionarie, infrastrutture strategiche e centri di ricerca, sollevano interrogativi che travalicano la dimensione strettamente economica, investendo i piani della sovranità tecnologica, della sicurezza nazionale e della proiezione geopolitica europea.

Mappa delle acquisizioni e delle partecipazioni

Tra le operazioni più rilevanti si colloca l’acquisizione del 75% del gruppo da parte di Weichai (spesso indicata come Wei Power), che ha consentito al produttore italiano di yacht di lusso di consolidare la propria presenza nei mercati asiatici dopo una fase di difficoltà finanziaria. Analogamente, l’ingresso della statale nel capitale di (con una quota di controllo superiore al 60%) ha rappresentato uno degli investimenti cinesi più significativi in Europa occidentale, segnando un passaggio cruciale nella governance di un marchio simbolo dell’industria italiana.

Nel settore della meccanica pesante, ha acquisito il controllo di , mentre nel comparto energetico la State Grid Corporation ha rilevato partecipazioni in asset strategici della rete elettrica italiana, tra cui quote di e di . Sempre nel settore energetico, la è entrata con una quota rilevante nella divisione esplorazione e produzione di .

Accanto alle acquisizioni industriali, si registra una presenza crescente nei comparti tecnologici. Il gruppo ha aperto centri di ricerca e collaborazioni accademiche in Italia, mentre ha avviato iniziative nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Nel settore delle infrastrutture, la ha partecipato a progetti ferroviari ad alta velocità, inclusi segmenti legati alla linea .

Anche il comparto turistico ha visto una crescente integrazione: il gruppo ha siglato accordi per la promozione del turismo cinese verso l’Italia, mentre operatori come hanno ampliato la propria presenza nel mercato europeo.

Benefici economici e logiche di complementarità

Dal punto di vista strettamente economico, tali investimenti possono essere interpretati come espressione di una strategia win-win, in cui capitali cinesi contribuiscono alla ricapitalizzazione di imprese italiane, favorendo l’accesso a nuovi mercati e rafforzando la competitività globale. In diversi casi, l’ingresso di investitori cinesi ha permesso il salvataggio o il rilancio di aziende in crisi, preservando livelli occupazionali e capacità produttiva.

L’Italia, caratterizzata da un tessuto industriale composto prevalentemente da piccole e medie imprese e da grandi marchi ad alto valore simbolico, ha beneficiato di flussi finanziari capaci di sostenere innovazione, ricerca e internazionalizzazione. La Cina, dal canto suo, ha perseguito una strategia di upgrading tecnologico coerente con il piano “Made in China 2025”, mirando all’acquisizione di competenze avanzate nei settori della meccanica di precisione, dell’automotive e dell’energia.

Rischi sistemici e questioni di sovranità

Tuttavia, l’analisi critica non può ignorare i rischi connessi a tali dinamiche. La cessione di quote significative in aziende operanti in settori strategici – energia, telecomunicazioni, infrastrutture – solleva interrogativi circa la perdita di controllo nazionale su asset critici. In un contesto di competizione sistemica tra blocchi geopolitici, l’influenza economica può tradursi in leva politica.

Le preoccupazioni riguardano in particolare:

  1. Sicurezza nazionale: il controllo o l’accesso a reti energetiche e infrastrutture di comunicazione comporta potenziali vulnerabilità.
  2. Trasferimento tecnologico: l’acquisizione di know-how industriale può rafforzare la capacità competitiva cinese a scapito dell’autonomia europea.
  3. Dipendenza finanziaria: l’afflusso di capitali esteri in settori chiave può generare asimmetrie di potere contrattuale.

Non a caso, negli ultimi anni l’Unione Europea ha rafforzato i meccanismi di screening sugli investimenti esteri diretti, e l’Italia ha ampliato l’uso del cosiddetto “golden power” per tutelare settori ritenuti strategici.

Tra apertura e prudenza: quale equilibrio?

La valutazione complessiva degli investimenti cinesi in Italia non può essere ridotta a una dicotomia semplicistica tra beneficio e minaccia. Essa richiede un’analisi multilivello che tenga conto delle interdipendenze globali, delle esigenze di crescita economica e delle implicazioni geopolitiche.

L’apertura ai capitali stranieri rappresenta una componente strutturale dell’economia italiana; tuttavia, in un’epoca di competizione tecnologica e di frammentazione dell’ordine internazionale, l’interesse nazionale impone strumenti di regolazione e vigilanza adeguati. La sfida consiste nel coniugare attrattività per gli investimenti con tutela della sovranità industriale e tecnologica.

In definitiva, il caso degli investimenti cinesi in Italia riflette una tensione più ampia tra globalizzazione economica e sicurezza strategica. Il futuro non offrirà risposte semplici: esso dipenderà dalla capacità delle istituzioni italiane ed europee di governare tali flussi con lucidità, evitando sia derive protezionistiche sia eccessive ingenuità geopolitiche.