venerdì 2 gennaio 2026

Corso di politica nazionale: 23 Parascienza ambientale e sviluppo economico

Parascienza ambientale e sviluppo economico

una critica epistemologica e politica

1. Introduzione: tra scienza, ideologia e governo dell’economia

Negli ultimi decenni si è affermato un insieme eterogeneo di dottrine che, pur presentandosi come fondate scientificamente, operano in realtà in una zona grigia tra scienza, morale, politica e attivismo. Queste dottrine – che possiamo definire parascientifiche – esercitano un’influenza crescente sulle politiche pubbliche, sui modelli di sviluppo, sulle scelte industriali e sulle strategie di investimento.

Esse includono, in forme diverse e talvolta contraddittorie tra loro:

  • una certa versione militante della climatologia,
  • una retorica apocalittica sulla biodiversità,
  • la permacultura come modello alternativo di organizzazione socio-economica,
  • e l’ideologia della decrescita felice.

Il tratto comune di queste correnti non è tanto l’attenzione all’ambiente – che di per sé è legittima e necessaria – quanto la tendenza a trasformare problemi scientifici complessi in narrazioni normative rigide, spesso ostili alla modernità tecnologica e allo sviluppo economico.

L’obiettivo di questo saggio è mostrare come tali approcci, pur rivendicando una base scientifica, presentino tre criticità strutturali:

  1. Debolezza epistemologica (uso selettivo o improprio dei dati);
  2. Contraddizioni pratiche (incoerenza tra fini dichiarati e mezzi proposti);
  3. Implicazioni economiche problematiche (tendenza a legittimare politiche regressive o anti-industriali).

https://www.youtube.com/watch?v=OaFHORp_7bs&t=3s

2. La “climatologia militante” come dottrina normativa

La climatologia, come disciplina scientifica, studia sistemi estremamente complessi, caratterizzati da alta incertezza, non linearità e interazione tra variabili naturali e antropiche. Tuttavia, negli ultimi anni si è affermata una versione militante e semplificata del discorso climatico, che opera più come ideologia mobilitante che come scienza descrittiva.

Questa “climatologia normativa” tende a:

  • presentare modelli previsionali come verità incontrovertibili, minimizzando margini di incertezza;
  • trasformare risultati scientifici in prescrizioni morali (“penitenze ecologiche” individuali e collettive);
  • delegittimare il dissenso non tanto con argomenti scientifici, ma con stigmatizzazione morale.

Qui emerge una prima contraddizione fondamentale:

una scienza che per definizione dovrebbe essere falsificabile e aperta al dibattito diventa, nella sua versione militante, una sorta di dogma.

Si crea così una struttura simile a quella delle religioni secolari: dati selezionati, interpretazioni univoche, e una comunità di “credenti” impermeabile alle critiche. Questa trasformazione della climatologia in strumento politico riduce lo spazio per un confronto razionale sulle politiche energetiche e industriali, sostituendolo con una logica di colpa e redenzione.

3. Il mito della “biodiversità in estinzione totale”: tra scienza e retorica

Il discorso dominante sulla biodiversità è un altro esempio di slittamento dalla scienza alla narrazione moralizzante.

È corretto affermare che:

  • esistono circa 1 milione di specie catalogate;
  • le stime indicano che potrebbero essercene tra 5 e 10 milioni (forse di più);
  • siamo quindi in forte ritardo nel censimento scientifico.

Da questo dato, tuttavia, il discorso ambientalista militante trae spesso una conclusione indebita: che la biodiversità sarebbe in via di catastrofica e irreversibile distruzione globale.

Qui si manifesta una contraddizione logica rilevante:

  • se non conosciamo nemmeno quante specie esistono, come possiamo quantificare con precisione la loro estinzione totale?
  • se ogni anno vengono scoperte centinaia di migliaia di nuove specie, il quadro empirico è molto più dinamico e incerto di quanto suggeriscano le narrazioni apocalittiche.

Ciò non significa negare l’impatto umano sugli ecosistemi, ma sottolineare che il dibattito viene spesso semplificato in modo ideologico per giustificare politiche restrittive che incidono pesantemente sull’attività economica, senza un’analisi costi-benefici rigorosa.



https://youtu.be/ZkbCUqjVM0E

4. Permacultura: utopia ecologica o regressione tecnologica?

La permacultura nasce come tentativo di progettare sistemi agricoli e insediamenti umani “ispirati alla natura”, con basso consumo energetico e alta sostenibilità.

Sul piano teorico, alcuni suoi principi sono interessanti:

  • attenzione ai cicli naturali,
  • uso efficiente delle risorse,
  • riduzione degli sprechi.

Tuttavia, la permacultura mostra gravi limiti quando viene proposta come modello socio-economico generale.

La sua contraddizione centrale è la seguente:

  • critica radicalmente la tecnologia industriale,
  • ma dipende implicitamente da essa per esistere e diffondersi.

Le cosiddette “transition towns” o comunità ispirate alla permacultura non potrebbero funzionare senza:

  • infrastrutture energetiche moderne,
  • conoscenze scientifiche avanzate,
  • catene di approvvigionamento globali,
  • sistemi sanitari e tecnologici sviluppati.

Senza questi presupposti, tali comunità non sarebbero “sostenibili”, ma semplicemente regredirebbero a condizioni pre-industriali, con conseguenze drammatiche su:

  • aspettativa di vita,
  • produttività agricola,
  • sicurezza alimentare,
  • qualità della vita.

La permacultura, quindi, oscilla tra:

  • pratica locale potenzialmente utile in contesti specifici,
  • e utopia sistemica incoerente se elevata a modello universale di organizzazione economica.

5. La “decrescita felice”: moralismo economico senza realismo sociale

L’ideologia della decrescita rappresenta forse il caso più emblematico di parascienza applicata all’economia.

I suoi sostenitori sostengono che:

  • la crescita economica sarebbe intrinsecamente distruttiva,
  • il benessere dovrebbe essere separato dall’aumento del PIL,
  • la società dovrebbe ridurre consumi e produzione.

Queste tesi presentano però almeno tre problemi strutturali:

a) Problema distributivo

La decrescita è spesso proposta in modo astratto, senza chiarire chi dovrebbe decrescere di più:

  • i paesi ricchi?
  • i ceti medi?
  • i lavoratori?
  • le imprese?
  • o i paesi in via di sviluppo?

Senza una teoria chiara della giustizia distributiva, la decrescita rischia di diventare una dottrina che colpisce soprattutto i più vulnerabili.

b) Problema tecnologico

La decrescita tende a sottovalutare il ruolo della innovazione tecnologica come soluzione ai problemi ambientali. Paradossalmente, rifiuta la principale forza che ha storicamente:

  • aumentato la produttività,
  • ridotto la povertà,
  • migliorato la salute,
  • reso possibile la transizione energetica stessa.

c) Problema della coerenza personale

Molti esponenti della decrescita predicano sacrifici collettivi, ma continuano a beneficiare di standard di vita tipici delle società avanzate. Questo genera un evidente divario tra retorica e pratica.

6. Implicazioni per lo sviluppo economico

L’insieme di queste dottrine parascientifiche ha effetti concreti sulle politiche economiche contemporanee:

  1. Rallentamento degli investimenti industriali, per timore di impatti ambientali spesso valutati in modo ideologico.
  2. Ostacolo all’innovazione, quando la tecnologia viene vista come problema invece che come soluzione.
  3. Deriva moralistica della politica economica, in cui le decisioni non sono più basate su analisi razionali, ma su narrazioni emotive.
  4. Rischio di regressione sociale, se si indeboliscono sistemi produttivi complessi senza alternative realistiche.

7. Conclusione: verso un ambientalismo razionale

La critica qui proposta non è un rifiuto dell’ecologia o della sostenibilità, ma un invito a:

  • distinguere scienza da ideologia,
  • separare dati da narrazioni politiche,
  • promuovere un ambientalismo tecnologicamente avanzato e pro-sviluppo, anziché regressivo.

Un approccio realmente scientifico dovrebbe:

  • riconoscere l’incertezza,
  • valorizzare il dibattito,
  • integrare innovazione e sostenibilità,
  • e considerare gli effetti sociali ed economici delle politiche ambientali.

Solo così è possibile affrontare le sfide climatiche e ambientali senza cadere in nuove forme di dogmatismo parascientifico.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Mc5yb4bbiEg




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