
ONLUS tra missione e mistificazione: il lato oscuro del Terzo Settore italiano

Quando la solidarietà diventa un paravento fiscale
Le ONLUS autentiche rappresentano uno dei pilastri del Terzo Settore: operano in ambiti cruciali come assistenza sociale, sanità, cooperazione internazionale, tutela dei diritti e inclusione. Tuttavia, accanto a questa realtà virtuosa, si è sviluppato nel tempo un ecosistema opaco, composto da organizzazioni che sfruttano la forma giuridica non profit per finalità elusive o apertamente fraudolente.
Non a caso, nel dibattito pubblico e giornalistico, l’acronimo ONLUS è stato talvolta reinterpretato in modo polemico come “Organizzazioni Notevolmente Lucrative di Utilità Sospetta”. Una provocazione che fotografa un problema reale: basta una minoranza patologica per minare la credibilità dell’intero comparto. Come recita un adagio efficace, “una mela marcia può infettare l’intera cesta”.
Finte ONLUS: un fenomeno strutturale, non marginale
Il lato oscuro del non profit non è riconducibile a episodi isolati. Si tratta di un fenomeno strutturato, che ha assunto nel tempo dimensioni rilevanti. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, oltre 3.200 ONLUS irregolari sono state smascherate in un solo triennio, con una media di tre organizzazioni al giorno.
Le pratiche più diffuse includono:
- utilizzo dell’etichetta ONLUS a fini elusivi, sfruttando l’esenzione dall’IRES;
- appropriazione indebita del 5 per mille, sottraendo risorse destinate a finalità sociali;
- simulazione di attività solidaristiche, dietro cui si celano vere e proprie imprese commerciali mascherate.
Queste organizzazioni non solo danneggiano l’erario, ma distolgono fondi pubblici e privati da chi opera realmente per l’interesse collettivo, producendo un danno sistemico.
Origine del problema: la nascita delle ONLUS e il vuoto normativo
Il paradosso storico è che le prime finte ONLUS nascono insieme alle vere, a partire dal 1997, anno di introduzione della disciplina fiscale specifica. In quella fase iniziale:
- il quadro normativo era nuovo e poco consolidato;
- l’amministrazione finanziaria non disponeva ancora di strumenti adeguati di controllo;
- la categoria giuridica delle ONLUS era inedita per il Fisco, rendendo difficile distinguere tra soggetti autentici e opportunistici.
Questa combinazione ha favorito l’ingresso di operatori spregiudicati, capaci di muoversi nelle zone grigie della normativa.
Il giro di vite del 2003: controlli, cancellazioni e selezione naturale
Il punto di svolta arriva nel 2003, quando un decreto ministeriale attribuisce finalmente all’Agenzia delle Entrate strumenti incisivi, tra cui la possibilità di cancellare le ONLUS fraudolente dall’anagrafe.
Gli effetti sono immediati:
- 1.434 cancellazioni nel 2005;
- 1.151 nel 2006;
- una progressiva riduzione del numero complessivo di ONLUS registrate.
Dopo il boom iniziale, il sistema entra in una fase di selezione:
- oltre 18.000 ONLUS nel 2004;
- 17.387 nel 2005;
- 16.459 nel 2006.
Un calo che non segnala una crisi del non profit, bensì un rafforzamento della qualità media degli operatori.
Controlli preventivi e rigore amministrativo
Dal 2003 in avanti, il Fisco adotta un approccio più avanzato: i controlli vengono effettuati prima dell’iscrizione, non solo ex post. Il dato più significativo riguarda il tasso di rigetto delle domande:
- oltre il 50% delle richieste viene respinto;
- su 3.843 domande, 2.063 sono state rigettate in un solo anno.
Questo indica che molti aspiranti enti non rispettano i requisiti minimi di legge, confermando quanto il marchio ONLUS sia stato – e continui a essere – percepito come un potente strumento di vantaggio fiscale, talvolta più che come una responsabilità sociale.
Difendere il Terzo Settore significa difendere la fiducia
Il vero rischio non è solo economico o fiscale, ma reputazionale. Ogni scandalo che coinvolge una finta ONLUS erode la fiducia dei cittadini, disincentiva le donazioni e penalizza le organizzazioni virtuose.
Per questo:
- smontare le false ONLUS non significa attaccare il non profit, ma proteggerlo;
- la trasparenza diventa una precondizione della legittimazione sociale;
- la vigilanza pubblica deve essere affiancata da accountability interna, bilanci chiari e governance verificabile.
In un contesto in cui il Terzo Settore è chiamato a supplire alle carenze dello Stato sociale, difendere le ONLUS autentiche è un interesse collettivo, non una battaglia ideologica.
Diamo qualche esempio per le diverse tipologie di truffe smascherate.
Lo Spazio del Tempo, ufficialmente dedita all'assistenza socio-sanitaria, si è rivelata la facciata di un bed & breakfast, senza nessun libro contabile, che andava comprando inserzioni pubblicitarie su riviste di settore col suo alias turistico: Villa del Sole.
La Federazione Mondiale Tutela dei Diritti e delle Libertà con sede legale a Torino, era un'associazione che dietro alle mentite spoglie di ente assistenziale, giocando col concetto di 'persona svantaggiata', aveva come scopo effettivo il supporto e la consulenza per la gestione di club privé, ed era punto di riferimento per locali erotici.
L'Associazione Salvadanai di San Remo sfruttava dei disabili per rastrellare 'fondi a scopo di beneficenza' con i salvadanai piazzati nei negozi. E poi lasciava gli spiccioli ai soggetti veramente bisognosi, pro forma, mentre i soci 'reinvestivano' il grosso dei proventi nell'acquisto di auto e beni di lusso.
Il Centro Cooperazione Sviluppo Genovese prometteva di "cambiare la vita di milioni di bambini" in Mozambico attraverso il sostegno a distanza, e invece intascava migliaia di euro e li spendeva in Mercedes e appartamenti.
L’Amore del bambino, a Milano raccoglieva denaro per far operare all'estero i bambini affetti da gravi patologie, e coi soliti salvadanai aveva fagocitato 450 mila euro.
La Croce Verde Brixia, ha truffato gli ospedali di Bergamo, Mantova e Cremona per un milione e mezzo di euro gestendo postazioni del 118 e occupandosi dei servizi di assistenza e trasporto malati.
Un'intera galassia di sigle (dieci in tutto, da Co.Mo.Va. a Euroinvalidi) in Toscana ha truffato 800 mila euro con la raccolta di abiti usati per profitto, chiedendo contributi porta a porta, presso supermercati, negozi e abitazioni di privati.
La grandezza non vuol dire sicurezza. Poche settimane fa i carabinieri hanno scovato un’organizzazione che operava stabilmente in 35 province e 93 Comuni. Imbroglioni del porta a porta con tanto di “tariffario”, per aiutare bambini malati oncologici, millantavano di collaborare con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, di cui utilizzavano abusivamente il logo.
I carabinieri di Villa Castelli, in provincia di Brindisi, hanno denunciato 5 persone, tra cui una minorenne, che chiedevano un contributo economico per una tredicenne affetta da una grave patologia alla spina dorsale. La storia purtroppo era vera, ma i soldi, anziché andare alla famiglia della ragazza, finivano nelle tasche dei sedicenti volontari. Al momento dell’arresto, solo il bottino dell’ultima giornata di “lavoro” era di 800 €.
Infine a chi non è capitato di trovare banchetti per le comunità di recupero dove sedicenti volontari chiedono firme e contributi “contro la droga”? Fate loro una semplice domanda per scoprire la truffa: “Che tipo di centro è? Residenziale? Semiresidenziale? Vale a dire un centro “solo diurno”. Raro trovare qualcuno che sappia rispondere.
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